Convivenza forzata h/24. Come resistere?

Non ce la faccio più! Sono sempre nervosa. Amo i miei figli e mio marito ma vorrei sparire e non vederli né sentirli più. Sono cattiva? Mi sento un mostro!

Chi non ha pensato o pronunciato questa frase?

E’ normale, siamo umani. Stiamo vivendo una situazione finora impensabile. Sembra quasi di vivere dentro un film di fantascienza.

Ma è la realtà. Dobbiamo accettarla e resistere nel  miglior modo possibile.

Siamo cattivi? No.

La rabbia, il nervosismo, il cattivo umore sono la risposta ad una frustrazione, cioè non poter ottenere qualcosa che ci è necessario, la soddisfazione di un bisogno. Ed il corpo è il primo che ci lancia il suo messaggio. Ha bisogno di spazio, di sole, di aria, di movimento, di abbracci ma anche di privacy, di solitudine, di silenzio.

E come si fa quando ci sono i figli che chiedono continue attenzioni, che piangono, urlano, fanno i capricci? Come si fa quando si vive in pochi metri quadrati? Come si fa quando si vive con una moglie, un marito o con genitori con i quali i rapporti erano già difficili e conflittuali prima?

Prima di questa emergenza, riuscivate a sopportare meglio perché quando andavate al lavoro o a fare la spesa, i bambini li lasciavate a scuola o con il papà, la mamma, la nonna, la baby sitter. Avevate il lavoro, la palestra, le uscite con gli amici.

Convivere non significa vivere attaccati h/24, stare fisicamente insieme tutto il giorno.

Allora vi suggerisco una strategia, la potrei chiamare: non ci sono per un pò.

Si tratta di  organizzarvi  e di mettervi d’accordo con il vostro partner o con un genitore, se vive con voi.  Bisogna immaginare di fare in casa ciò che facevate prima, per organizzarvi ad uscire. Esempio.

A turno, chiedete una pausa di un’ora, o di più se ci riuscite, un tempo solo per voi.  Potete ritirarvi nella vostra stanza a dormire, riposare, leggere o fare un bagno rilassante, ascoltare una musica, fare una telefonata senza essere interrotti, guardare un film, andare in giardino, se lo avete.

Il patto è: in quell’ora nessuno vi deve disturbare, devono far finta che non ci siete. E rispettare questo accordo.

Poi a turno lo farà l’altro.  Anche per i bambini potrà essere come un gioco.

E se il partner non c’è perché lavora? Chiedete la collaborazione quando torna. E’ vero che sarà stanco, ma comprenderà quanto è stato difficile per voi, stare tutto il giorno in casa senza uscire.

Bisogna sopportarsi e supportarsi a vicenda.

Non sarà molto ma queste programmazioni quotidiane, dovrebbero diventare una routine perché vi serviranno per rigenerarvi un po’.

Non si tratta di essere egoisti. E’ una necessità biologica del corpo. Non si può stare h/24 insieme agli altri. Il corpo va in stress e si reagisce poi emotivamente e psicologicamente in modo esagerato. Il corpo è il primo spazio della psiche e questo spazio va tutelato imparando a prendersi le pause, la privacy, la giusta distanza dagli altri.

E’ cambiata la nostra vita e la quotidianità. Per  adattarsi  bisogna imparare e mettere in atto nuovi comportamenti.  E vedrete sarà utilissimo anche per dopo. Avrete imparato ad ascoltare meglio i vostri bisogni,  a rispettare voi stessi  e soprattutto a farli  rispettare agli altri.

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Maria Giulia Minichetti

Maria Giulia Minichetti

Psicologa – Psicoterapeuta – Abilitata in Ipnosi Ericksoniana e Biocostellazioni Iscritta all’Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti del Lazio (5034). Dal 1995 esercita come libera professionista. Le esperienze personali di molteplici modelli di psicoterapia e metodologie innovative nel settore della salute e del cambiamento, oggi confluiscono in uno stile personale di Psicoterapia Integrata. Progetta seminari di Biocostellazioni per la risoluzione dei sintomi fisici e di miglioramento delle relazioni affettive, sociali e professionali. Effettua consulenze individuali e di coppia per adulti e adolescenti.

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