Le canzoni: incubazioni alla violenza e alla schizofrenia.

“Senza la musica, la vita sarebbe un errore”, diceva Friedrich Nietzsche.
Mi viene da aggiungere: senza la Vita, la musica veicola un errore, una patologia: quella della persona che la produce. Perché certe canzoni e un certo tipo di ritmo e di vibrato, si rivelano gli incubatori preferenziali della violenza e della schizofrenia.

Sto seguendo da qualche giorno i dibattiti e le polemiche sulla scelta di certi cantanti a Sanremo. In particolare, ho visto il video di Red Ronnie, che riflette profondamente sul tipo di musica che ascoltano i nostri giovani e con cui concordo totalmente.

Come professionista che si occupa anche di adolescenti, non posso non fare una mia considerazione.

Da anni osservo un decadentismo musicale. I giovani si indentificano sempre di più con la musica, vivono di musica, stanno dentro la musica. Riempiono piazze e stadi seguendo i loro idoli, ma soprattutto stanno incollati ore alle loro cuffie, nell’isolamento totale dalla realtà, nutrendosi a loro insaputa e a quella dei genitori, di codici musicali che sono programmazioni subliminali alla violenza, alla malattia, alla depressione, all’alienazione mentale. Canzoni che sono contagi, infezioni psichiche che si insinuano attraverso il luogo ritenuto suprema arte, come la musica.

Non tutta la musica è sana. Il ritmo entra in risonanza con la nostra biologia. Ci sono canzoni che producono vitalità, che fanno “anima” e altre che avviliscono, che danneggiano anche in senso neurologico.

La canzone veicola informazioni che invadono la psiche. L’informazione è un’energia che formalizza, cioè è un’immagine uditiva e visiva che agisce, immette una forma nell’attività psichica, nell’unità psico-organismica del soggetto che la riceve, e la cambia. Lo scopo è mediare il proprio messaggio che spesso è il male che l’autore porta dentro di sé. Un messaggio che come diceva il grande Marshall McLuhan, “massaggia” emotivamente.

Noi non sappiamo più discernere la musica vitale da quella distonica alla salute, perché siamo disconnessi con le percezioni del nostro centro diaframmatico-viscerale, dove risuona il vibrato del suono e della parola. Musiche osannate dai giovani che invece sono i veicoli di una malattia globalizzata, un’ossessione dentro la testa per distruggere l’anima.

E allora, non c’è più posto per i padri, per le madri. Sono inutili i giudici, i medici, gli psicologi, gli insegnanti, i politici che per quanto sudato e onesto impegno mettano nel prevenire e contrastare l’esplosione della violenza e della delinquenza sociale, di fatto rimangono sotto scacco, impotenti di fronte alla violenza veicolata da certe canzoni.

Una violenza e un’alienazione legittimata dai mezzi di comunicazione, legittimata dalla politica, dalle istituzioni, dalle organizzazioni “culturali”, presentata e mascherata dietro il diritto dell’espressione libera dell’arte. Un’arte che insemina, alimenta e diffonde come virus, ossessioni mentali che poi si proiettano all’esterno come comportamenti violenti e autodistruttivi.

Ma una società, una cultura che esalta la violenza e la legittima, è complice del proprio male che sta distruggendo generazioni di giovani. E noi siamo complici quando non osserviamo, quando partecipiamo acriticamente e passivamente all’ascolto di certi programmi e di certe musiche.

La vera musica e la vera arte, dovrebbero essere espressione dell’èlan vital dell’uomo, dovrebbero collegarci con la salute, l’esuberanza, la gioia di vivere.

Ascoltarla dovrebbe rispristinare l’Iso di natura, la norma della salute, tonificare le funzioni psicorganiche, di chi la fa e di chi l’ascolta. Una musica che oltre la vitalità, favorisca anche la trascendenza, cioè l’entrata in una forma di trance, di meditazione, di percezione pura dell’essere. Che ci colleghi ad un amore grande, alla nostra origine divina che rinforza e conferma la nostra identità come umani. Siamo un pensiero, un amore, siamo figli dello Spirito.

Riflettiamo su questo e prendiamoci la responsabilità di scegliere, di selezionare le informazioni che ci invadono ogni giorno e controlliamo i nostri figli, la musica che ascoltano, i personaggi che esaltano e che imitano. Perché depressioni, tristezze, violenza, comportamenti asociali, apatia, isolamento, non sono sempre e solo frutto di conflitti e irrisolti familiari. Sono anche l’effetto di incubazioni patologiche e aliene che passano attraverso il canale insospettabile di un certo tipo di musica.

Sta a noi il compito di educarli alla vera arte e, per quanto possibile, proteggerli.