Un letto per due. Dormire insieme, un obbligo o una scelta?

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“Dormire in un’altra stanza? Non potrei accettarlo! Dottoressa, invece di farmi riavvicinare a mio marito vuole che ci separiamo”? E poi lui non accetterebbe mai”.
Una coppia può attraversare momenti di crisi, di stanchezza, di noia, di “calo del desiderio”. Periodi in cui predominano frustrazioni e conflitti di vario genere. Si avrebbe il desiderio di starsene un po’ da soli ma per molti il “contratto matrimoniale” non lo permette e si continua a vivere e dormire insieme anche se il corpo e l’anima vorrebbero altro. Proporre di dormire separati è quasi vissuto come uno scandalo! Ma come ricorda il professor Paul Rosemblatt, autore del libro “Two in a bed” dormire insieme non è significativo dell’amore e dell’unione di una coppia ma è un fenomeno culturale e socio-politico legato all’avvento della società industriale che ha obbligato nuclei familiari a stare insieme, in una stessa stanza, anche in tre o quattro in uno stesso letto per mancanza di spazio. E per “giustificare” questa privazione si è giocata la carta dell’amore romantico! In due per sempre in un letto, “finché morte non ci separi”, una sorta di “trappola socio-culturale” che causa spesso malesseri e disagi. C’è chi si agita e si rigira nel letto impedendo all’altro di addormentarsi, c’è chi russa, chi tira le coperte, chi occupa tutto lo spazio del materasso. Chi vuole leggere, chi vuole dormire con la luce accesa; poi spesso si litiga, si vivono momenti di incomprensione, di frustrazione, di rabbia repressa e molti preferirebbero dormire da soli. Ma il solo desiderio fa scattare il senso di colpa e la paura della reazione e della critica dell’altro. Invece non c’è nulla da rimproverarsi perché dormire da soli è un’esigenza naturale del corpo fisico ed energetico che per rigenerarsi, rilassarsi e predisporsi meglio verso il partner, ha bisogno di solitudine e di privacy. Si riprendono le forze, si equilibrano gli stati emotivi e si recupera lucidità e concentrazione mentale. Questo lo sapevano bene le regine e gli imperatori che non dormivano nello stesso letto ma avevano stanze e appartamenti separati. Così nell’epoca vittoriana e nell’antica Roma, il letto matrimoniale era destinato solo alle relazioni sessuali: la coppia si incontrava per amarsi e poi ognuno tornava nel proprio letto o nella propria stanza.
Certo, dormire insieme ha i suoi aspetti positivi: condividere il letto può essere l’occasione per avere un dialogo più intimo, e in momenti di difficoltà, dormire abbracciati può essere anche terapeutico perché si riceve conforto e benessere. Ma non sempre è così e non può essere un obbligo. Persistere in questa abitudine nonostante un disagio conclamato, può provocare anche danni alla salute. A dirlo è una recente ricerca condotta da un’èquipe di studiosi dell’Università del Surrey che ha elencato alcuni disturbi provocati dall’abitudine, spesso forzata, di condividere lo stesso letto: stati depressivi, danni al cuore, difficoltà respiratorie, con conseguenti tensioni e risentimenti nella vita di coppia.
Eh si, perché nel letto non si condivide solo lo spazio fisico del materasso ma soprattutto lo spazio emotivo e psicologico. Noi comunichiamo sempre anche durante il sonno e quando la mente razionale non svolge il suo ruolo di controllore, i nostri vissuti emotivi, i nostri risentimenti, lo stress e perfino i sogni, possono trasferirsi da un inconscio all’altro. Sembra impossibile? Eppure è così.
E allora, cosa fare? Non bisogna reprimere il desiderio di dormire separati; è un bisogno normale come quello di mangiare e di bere. Spesso la lontananza fisica dal partner favorisce la rinascita del desiderio, rinnova la voglia di cercarsi, di ritrovarsi seguendo l’impulso del cuore e non l’obbligo del dovere. E in momenti di difficoltà e di crisi, potrebbe essere una soluzione per migliorare non solo la qualità del sonno ma anche la relazione di coppia.

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Maria Giulia Minichetti

Maria Giulia Minichetti

Psicologa – Psicoterapeuta – Abilitata in Ipnosi Ericksoniana e Biocostellazioni Iscritta all’Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti del Lazio (5034). Dal 1995 esercita come libera professionista. Le esperienze personali di molteplici modelli di psicoterapia e metodologie innovative nel settore della salute e del cambiamento, oggi confluiscono in uno stile personale di Psicoterapia Integrata. Progetta seminari di Biocostellazioni per la risoluzione dei sintomi fisici e di miglioramento delle relazioni affettive, sociali e professionali. Effettua consulenze individuali e di coppia per adulti e adolescenti.

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