Anche stavolta, lui se ne è andato.

Aspetti da anni l’amore della tua vita ma non arriva?
Quante volte il tuo “principe azzurro” è scappato?

Eppure sei bella, intelligente, autonoma.
Uomini inaffidabili ? Infantili? Traditori? O sei sfortunata?
E se invece fossi tu? A recitare inconsapevolmente un copione? Si potrebbe intitolare: “Vorrei ma non posso”.

Il copione è una decisione presa da bambini.Un giuramento inconsapevole, una promessa di fedeltà e d’amore che ti programma e organizza la vita. Può essere tuo o di qualcun altro.
Lo hai fatto magari verso una mamma o una nonna che ti dicevano: “Non fidarti degli uomini. Guarda come soffro. Potessi tornare indietro…Meglio sole”.
Oppure verso un papà o un nonno che ti guardavano come se fossi l’unica luce dei loro occhi.
Come funziona? Un esempio.
Ti piace un uomo. Forse è quello giusto.Ci tieni troppo e hai paura che se ne vada.
Esecuzione del copione.
Cominci a controllarlo, a tempestarlo di telefonate, a chiedere sicurezza, garanzie d’amore, presenza, a soffocarlo con mille attenzioni, a sacrificare i tuoi desideri per lui.
Reazione
Lui si sente soffocato, intrappolato, privo di libertà.
“Sei pesante”, ti dice. E tu soffri. Non capisci.
Finale
Vi lasciate e rimani di nuovo sola. Il giuramento è mantenuto.

Come se ne esce? Bisogna rintracciare il copione.

Ricorda la figura più importante della tua infanzia, le frasi che ti diceva, le sue convinzioni, la sua vita sentimentale.
Anche la tua favola preferita è utile. Lì c’è una trama e un finale.
Renderti conto di questo è già un grande passo avanti.
Piu difficile, potrebbe essere quello di riuscire da sola, a rompere il patto emotivamente perchè ti farà sentire un pò colpevole o traditore.

Ma se lo fai con riconoscimento e gratitudine per ciò che hai ricevuto, ti accorgerai che questo giuramento non serviva, che puoi essere finalmente libera dalla promessa e dedicare la tua felicità alle persone che ti hanno amato.❤️

Ce la faccio da sola.

Non ho bisogno di nessuno.

E quando lo pensi e lo dici ti senti forte, invincibile, fiera di te stessa.
Ti ripeti che sei diversa, autonoma, non come quelle femminucce che si vedono in giro che piangono, si lamentano e alla prima difficoltà vanno a rifugiarsi nelle braccia di mamma e papà. E poi, in quelle del marito, di un’amica, di una sorella o di un figlio perfino, e li incaricano di risolvere i loro problemi.
Tu no. Hai fatto tutto da sola, senza l’aiuto di nessuno, con grandi sacrifici, con mille rinunce e difficoltà. Ti piacerebbe che qualcuno si accorgesse dei tuoi bisogni, di qualcuno che ti facilitasse la vita ma sembra che tutti guardino altrove.
Se qualcuno poi si propone o ti fa un regalo, sei la prima a dire “no grazie”.
Ma ti accorgi di essere stanca, triste e soprattutto, sola.

Ancora non ti rendi conto che dietro quell’orgoglio nascondi un dolore, una disperazione e anche tanta, tanta rabbia.
Il dolore e la rabbia di una bambina che ha dovuto cavarsela da sola per sopravvivere.
Sopravvivere a cosa?
A volte alla separazione improvvisa dai genitori, o forse alla tristezza di una mamma che non ti guardava mai o all’assenza fisica ed emotiva di un papà che cercava fuori casa, di colmare un vuoto o un motivo per vivere. Non avevano abbastanza tempo ed energie per te.

E cosi hai imparato a non chiedere niente per non essere un peso, per non dare fastidio, per non ricevere un rifiuto, per non essere di nuovo lasciata sola. Hai imparato a sopravvivere chiudendo i bisogni e i desideri nel cuore.

Dietro il – “non ho bisogno di nessuno ” – sento il dolore di una bambina a cui è mancato l’abbraccio caldo della mamma, il sostegno forte del papà. E oggi può avere anche 40-50-60 anni, il dolore è sempre quello.

Si esce da questo dolore? Certo che si.

Si tratta di rivedere il passato con nuovi occhi e percepirlo con un cuore diverso.
Accogliendo nel proprio cuore quei genitori, così come sono anche se per te non sono stati “abbastanza”, ma hanno fatto del loro meglio con quello che avevano. E che oggi, sei quella che sei, anche grazie a loro.

Ma non è un accogliere perdonando, un accogliere misericordioso, un buonismo religioso. E’ un amore spirituale che prima di tutto guarisce te stessa e ripara le ferite ancora aperte.
Ti sentirai meno protetta dalla corazza dell’orgoglio ma più disponibile ad accogliere l’ amore, l’aiuto, l’abbondanza che ti verrà incontro.❤️

L’inquietudine dell’adolescente

E’ in aumento il numero di genitori che si rivolgono alla psicoterapia per i problemi psicologici e comportamentali dei figli adolescenti.
Una tendenza che denota sicuramente la capacità di riconoscere la presenza di un problema o di una difficoltà – premessa indispensabile per uscirne – ma che spesso nasconde un atteggiamento molto comune: il facile ricorso alla delega ovvero, affidare ad un “esperto” la risoluzione del disagio chiamandosi fuori, non riconoscendo cioè che in quel disagio si è parte in causa, sia come personalità individuale che come sistema familiare. Il genitore ha paura di fare autocritica e quando viene chiamato a collaborare in prima persona, fugge dalla psicoterapia portandosi dietro il ragazzo o la ragazza che viene lasciato a sé o sottoposto alle cure “miracolose” di farmaci e psicofarmaci.
Osservare il proprio figlio/a, depresso, triste, asociale, aggressivo, pigro, apatico, solitario, silenzioso, diverso da come si vorrebbe, (i termini più usati da genitori preoccupati) suscita pensieri e riflessioni che non si sanno sostenere. Inizia così un processo di razionalizzazione e di minimizzazione: “ Forse è l’età particolare, l’influenza del gruppo che frequenta, la sensibilità del ragazzo, e poi è un’età in cui questo è normale….prima o poi passerà”. E invece spesso non passa.
L’adolescenza è una fase di passaggio esistenziale che negli ultimi anni si è prolungata oltre i 25 anni, caratterizzata dall’instabilità e dall’insicurezza, dalla malinconia e dal bisogno di certezze. Si abbandona l’infanzia per entrare in un mondo che fa paura, che viene vissuto come un nemico. Si va alla ricerca degli amici che spesso diventano il branco, un gruppo che sostituisce la famiglia dentro il quale il giovane trova regole, costumi, modi di vestire, di pensare nel quale cercare quel senso di appartenenza e di identità che attenua un pò l’ansia di vivere.
Un adolescente “problematico” è quasi sempre il frutto di genitori ansiosi che non hanno superato le proprie paure personali e le proiettano inconsapevolmente sui propri figli. Genitori alla ricerca di sicurezze e garanzie che diventano iperprotettivi nel tentativo di risparmiare ai figli dolori e delusioni o di prevenire i rischi di scelte e decisioni che fanno parte del percorso di crescita di ognuno. Ecco allora che i desideri, le virtù, le attitudini naturali del giovane non vengono riconosciuti ma sono ostacolati in nome di una sicurezza che non esiste più e che provoca la paralisi esistenziale, causa blocchi emotivi e psicologici, deviazioni mentali e comportamentali vissuti spesso in silenzio.
Ma non è l’adolescenza ad essere pericolosa: pericoloso è il modo come la si vive e come se ne esce. E non è un caso che nella psicoterapia con gli adulti si debbano affrontare i vissuti dell’infanzia e dell’adolescenza. Adulti che non hanno fiducia in se stessi, che non conoscono i propri bisogni perché impegnati ad assorbire e a soddisfare quelli di chi voleva garantire loro una vita tranquilla, pianificata e senza imprevisti.
Ma una vita senza imprevisti, senza cambiamenti, senza novità è una vita senza gioia e senza passione che apre le porte dalla depressione e ai comportamenti autodistruttivi.
Allora quando si ha davanti un adolescente che ha bisogno di aiuto, è importante aprire con lui una comunicazione profonda sulla sua esistenza. Aiutarlo ad esternare paure e desideri nascosti, a sostenerlo con fiducia nel suo cammino di crescita risvegliando l’amore verso se stesso e favorendo l’abbandono di quella dimensione infantile così comoda ma limitante, spesso agevolata e prolungata dai genitori stessi.
E’ un atto d’amore aiutare un figlio ad affidarsi ai propri istinti e alla propria sensibilità per scoprire il mondo secondo la propria unicità. Un atto d’amore che implica da parte del genitore l’accettazione del figlio così com’ è senza volerlo plasmare in base alle proprie credenze e alle proprie convinzioni. Amarlo significa renderlo libero di diventare ciò che è anche se ciò che vorrà diventare non sarà quello che ci si “aspettava” da lui.

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