Il vantaggio secondario del sintomo

E se ciò che chiami malattia nascondesse un vantaggio a cui non vuoi rinunciare?

Una frase scandalosa! A chi piace essere malati? A nessuno, certamente. E sono sicura che ognuno la combatte, la esorcizza, fa il possibile per guarire da quel mostro che si sta sviluppando dentro di noi.

Ma capita che nonostante le cure, la malattia non guarisce, si cronicizza, si ripete. Perché? La vera causa non è stata rintracciata? E se, accanto alla causa ci fosse uno scopo vantaggioso?

Già il buon S. Freud parlava di “vantaggi secondari” del sintomo. Cioè? Un vantaggio che si presenta dopo la malattia e al quale non si vuole rinunciare.
Esempio.
Vi ricordate da bambini quando avevate la febbre o il mal di pancia? La maggior parte di noi riceveva più attenzioni, coccole, la vicinanza della mamma o della nonna che erano preoccupate per noi. Non andavamo a scuola o all’asilo e ci era concesso di guardare i cartoni tutto il giorno. Chi aveva voglia di guarire?
Il vantaggio non era dato dalla febbre ma dalla reazione degli altri, dal comportamento della mamma e dei nostri genitori che ci davano più affetto, più attenzioni.

Questo è il vantaggio secondario: scatta dopo un malanno, un disagio. Ci fa ottenere qualcosa che prima non avevamo o abbiamo perduto, soprattutto dal punto di vista affettivo.

Così da adulti facciamo la stessa cosa, solo che i vantaggi sono diversi:
– trattenere persone (figli o partner) che se ne vogliono andare;
– ottenere amore, attenzione, importanza;
– essere scusati e giustificati per le nostre mancanze;
– delegare ad altri la responsabilità della nostra vita e della nostra salute;
– non affrontare o chiarire la nostra posizione su determinati argomenti;
– mascherare le nostre paure e la nostra rabbia per non perdere la stima altrui;
– ottenere aiuti e agevolazioni senza chiedere.

Vi viene in mente qualcos’altro?🤔

Ma questi vantaggi sono solo apparenti perché in realtà limitano la vitalità e fanno rimanere nella posizione di vittima delle circostanze.
Purtroppo i familiari e gli amici, inconsapevolmente rallentano il nostro percorso di guarigione: ci giustificano, ci coccolano, ci compatiscono, sembra ci amino di più, assecondano le nostre richieste e credendo di fare del bene diventano complici del sintomo.
Basta osservare in modo oggettivo questi comportamenti per vedere sempre le stesse reazioni.

Il vantaggio secondario ci concede ciò che da soli non abbiamo saputo conquistare o chiedere. Modifica le relazioni e senza accorgersene, manipoliamo gli altri condizionandoli con le nostre pretese.

Volete provare a fare questa verifica?
Al prossimo sintomo, osservate i comportamenti e le reazioni di chi vi sta accanto, e soprattutto ciò che accade dentro di voi. 😉

Quarto incontro

Cos’è il sintomo? Ci hanno insegnato che è la manifestazione, l’incipit di una malattia che se non curata, può portare fino alla morte. Un sintomo può essere fisico, cioè manifestarsi nel corpo (emicrania, colite, gastrite, mal di schiena, dermatite, ecc.) o psicoemotivo (ansia, tristezza, insicurezza, rabbia, malinconia, senso di colpa, paura, fobia, ecc.) .

Il sintomo però è anche un segnale, un linguaggio che comunica qualcosa di profondo che non comprendiamo. Spesso dietro il sintomo ci sono conflitti irrisolti, ferite affettive, traumi non superati, amori impossibili, fedeltà verso i genitori o antenati.

Conoscere ciò che ci indica è il primo atto d’amore e di accettazione che possiamo fare per noi stessi .

Attraverso questa meditazione entreremo in contatto con il nostro sintomo e ascoltarlo. Per conoscerne il messaggio e trasformare l’energia legata in una nuova consapevolezza e reinvestirla in comportamenti e modi di pensare più appropriati al nostro benessere e alla nostra riuscita.

Prenotazione: rispondere alla mail, o sms al 338.4366288

Costo 35 euro