La malattia riflette una sofferenza dell’anima.

Molti ancora pensano che una malattia vada compresa solo nella sua fisicità. Si impegnano quindi ad eliminare il sintomo fisico, spesso invano. Non si vuole riconoscere che la malattia o una sofferenza è sempre l’espressione di una circolarità tra mente, corpo e anima. E che la sofferenza e il dolore vanno compresi anche nella loro finalità perché causa e scopo vanno insieme per far evolvere la persona.

Ricordo una donna. Aveva appena festeggiato il suo 25° anniversario di matrimonio. Da qualche mese, erano apparse inspiegabili perdite di sangue ogni volta che iniziava un rapporto intimo con il marito. Ormai non lo amava più ma pensava che bastasse fingere il piacere, ogni tanto, per portare avanti quel matrimonio che era diventato una fredda convenzione sociale.
A niente valsero le visite specialistiche. Non c’era nessun danno organico e si cominciava ad ipotizzare “il brutto male”. Ma lei nonostante tutto si sentiva sollevata perché la sera andava a dormire in quel letto senza più l’obbligo di una sessualità indesiderata e forzata. Il marito non la cercava, per ora, perché malata.
Un conflitto per molto tempo irrisolto finchè comprese che quel disagio era lo strumento che il suo corpo e la sua anima stavano utilizzando per farle capire che quell’ adattamento non era più tollerabile. Bisognava cambiare. Esitava, non lo credeva possibile. Un giorno ne ebbe la prova e l’evidenza: incontrando un altro uomo che le piaceva, fece sesso con lui, con passione, senza “spargimenti di sangue”. Così dovette prendere una decisione: rimanere con il marito e affrontare l’argomento tabù: matrimonio senza sesso – dormire in stanze separate, oppure separarsi.
Si separò, rinunciando a molti benefici economici che il matrimonio le offriva. Scelse la sua libertà, la sua salute. Da allora, ci sono stati altri due uomini nella sua vita ma non ha più avuto alcuna recidiva. E’ “inspiegabilmente guarita”.

Un letto per due. Dormire insieme, un obbligo o una scelta?

“Dormire in un’altra stanza? Non potrei accettarlo! Dottoressa, invece di farmi riavvicinare a mio marito vuole che ci separiamo”? E poi lui non accetterebbe mai”.
Una coppia può attraversare momenti di crisi, di stanchezza, di noia, di “calo del desiderio”. Periodi in cui predominano frustrazioni e conflitti di vario genere. Si avrebbe il desiderio di starsene un po’ da soli ma per molti il “contratto matrimoniale” non lo permette e si continua a vivere e dormire insieme anche se il corpo e l’anima vorrebbero altro. Proporre di dormire separati è quasi vissuto come uno scandalo! Ma come ricorda il professor Paul Rosemblatt, autore del libro “Two in a bed” dormire insieme non è significativo dell’amore e dell’unione di una coppia ma è un fenomeno culturale e socio-politico legato all’avvento della società industriale che ha obbligato nuclei familiari a stare insieme, in una stessa stanza, anche in tre o quattro in uno stesso letto per mancanza di spazio. E per “giustificare” questa privazione si è giocata la carta dell’amore romantico! In due per sempre in un letto, “finché morte non ci separi”, una sorta di “trappola socio-culturale” che causa spesso malesseri e disagi. C’è chi si agita e si rigira nel letto impedendo all’altro di addormentarsi, c’è chi russa, chi tira le coperte, chi occupa tutto lo spazio del materasso. Chi vuole leggere, chi vuole dormire con la luce accesa; poi spesso si litiga, si vivono momenti di incomprensione, di frustrazione, di rabbia repressa e molti preferirebbero dormire da soli. Ma il solo desiderio fa scattare il senso di colpa e la paura della reazione e della critica dell’altro. Invece non c’è nulla da rimproverarsi perché dormire da soli è un’esigenza naturale del corpo fisico ed energetico che per rigenerarsi, rilassarsi e predisporsi meglio verso il partner, ha bisogno di solitudine e di privacy. Si riprendono le forze, si equilibrano gli stati emotivi e si recupera lucidità e concentrazione mentale. Questo lo sapevano bene le regine e gli imperatori che non dormivano nello stesso letto ma avevano stanze e appartamenti separati. Così nell’epoca vittoriana e nell’antica Roma, il letto matrimoniale era destinato solo alle relazioni sessuali: la coppia si incontrava per amarsi e poi ognuno tornava nel proprio letto o nella propria stanza.
Certo, dormire insieme ha i suoi aspetti positivi: condividere il letto può essere l’occasione per avere un dialogo più intimo, e in momenti di difficoltà, dormire abbracciati può essere anche terapeutico perché si riceve conforto e benessere. Ma non sempre è così e non può essere un obbligo. Persistere in questa abitudine nonostante un disagio conclamato, può provocare anche danni alla salute. A dirlo è una recente ricerca condotta da un’èquipe di studiosi dell’Università del Surrey che ha elencato alcuni disturbi provocati dall’abitudine, spesso forzata, di condividere lo stesso letto: stati depressivi, danni al cuore, difficoltà respiratorie, con conseguenti tensioni e risentimenti nella vita di coppia.
Eh si, perché nel letto non si condivide solo lo spazio fisico del materasso ma soprattutto lo spazio emotivo e psicologico. Noi comunichiamo sempre anche durante il sonno e quando la mente razionale non svolge il suo ruolo di controllore, i nostri vissuti emotivi, i nostri risentimenti, lo stress e perfino i sogni, possono trasferirsi da un inconscio all’altro. Sembra impossibile? Eppure è così.
E allora, cosa fare? Non bisogna reprimere il desiderio di dormire separati; è un bisogno normale come quello di mangiare e di bere. Spesso la lontananza fisica dal partner favorisce la rinascita del desiderio, rinnova la voglia di cercarsi, di ritrovarsi seguendo l’impulso del cuore e non l’obbligo del dovere. E in momenti di difficoltà e di crisi, potrebbe essere una soluzione per migliorare non solo la qualità del sonno ma anche la relazione di coppia.

La monogamia è solo temporanea. Siamo traditori per natura.

Se hai trovato il partner giusto e lo ami, non dovresti più provare attrazione verso qualcun altro. Convinzione comune di molti ma smentita dai fatti. Recenti statistiche hanno misurato il tasso di infedeltà nelle relazioni monogamiche:  il 60-70% delle persone, ha tradito il partner almeno una volta.

La monogamia (unione sessuale a carattere esclusivo, a prescindere dall’unione matrimoniale  in contrapposizione alla poligamia in cui un individuo ha più compagni contemporaneamente) non sarebbe una legge di natura ma una scelta culturale. E non ammettere che si possa provare attrazione per altri, anche se si ama, significa reprimere le proprie inclinazioni naturali.

Ad affermarlo è il biologo David Barash della Washington University a Seattle. La fedeltà e la monogamia dipenderebbero dalla presenza o meno dell’ossitocina – l’ “ormone della fedeltà e della felicità”- prodotto dall’ipotalamo, una zona del cervello. E’ l’ossitocina che cambia il comportamento della coppia: accresce il desiderio esclusivo nei confronti del proprio partner, aumenta il piacere del legame e la voglia di tenerezza reciproca. Più viene prodotto e più si diventa fedeli. Il testosterone però ne riduce gli effetti e quindi l’uomo è più incline al tradimento.  La donna invece produce più ossitocina, perché necessaria soprattutto durante il parto e l’allattamento, quindi è più incline alla fedeltà. Ma se si sente trascurata o non amata, ne riduce la produzione e va alla ricerca, anche lei, di un altro partner.

Il segreto della fedeltà è quindi nascosto nella nostra biologia? Fosse così semplice basterebbe fare un esame del sangue per scoprire se abbiamo di fronte un compagno potenzialmente “traditore”.

Però una cosa sembra certa: per essere fedeli bisogna essere felici e soddisfatti.

Anche il sociologo americano Eric Anderson nel suo libro“, Il gap della monogamia – Uomini, amore e la realtà del tradimento, asserisce che la monogamia non è un comportamento naturale. Avere una sola partner sarebbe decisamente contro natura per il maschio, una forzatura che lo porta necessariamente a mentire per preservare l’armonia di coppia. La bugia è detta quindi a fin di bene per preservare un valore più importante come quello della serenità del nucleo familiare. Quindi, gli uomini non mentono perché non amano la loro partner, lo fanno semplicemente perché vogliono fare sesso con altre donne

Il tradimento quindi non è sinonimo di scarso amore; gli uomini che non tradiscono lo fanno solo perché “ingabbiati dalle costrizioni sociali sulla sessualità”. E le donne? Stessa cosa, anche se più prigioniere dell’uomo di stereotipi millenari, paure, traumi, condizionamenti sul sesso e il significato della femminilità.

Ma se la poligamia è una condizione naturale perché ricerchiamo come ideale il rapporto monogamico basato sulla fedeltà e l’esclusività?

Per molti fattori tra cui quelli culturali, morali e psicologici.

La cultura occidentale ha scelto la monogamia tanti secoli fa, per tutelare la fertilità, evitare le malattie sessualmente trasmissibili, dare alla prole maggiori garanzie di sopravvivenza, assicurandole sostegno umano ed economico (e sappiamo che per rendere autonomo un figlio ci vogliono circa 30 anni). Ragioni che sono venute a mancare con il progresso della scienza e i cambiamenti sociali che hanno indebolito il ruolo fondamentale del maschio nella crescita dei figli e nella sopravvivenza della specie. La donna oggi può decidere di mettere al mondo un figlio anche senza un partner fisso e mantenerlo con dignità.

In altre culture ci sono morali e organizzazioni socio-politico-economiche diverse. In varie popolazioni dell’antichità – dalla Cina classica all’Indonesia era diffusa la poliginia, cioè il legame degli uomini con più donne, e in certe zone dell’Africa è ancora presente e tollerata.

Diffusa in Oriente, in particolare in India, nello Shri Lanka e nel Tibet, c’è la poliandria, il legame matrimoniale, che si instaura tra una donna e più uomini. C’è quella fraterna, in cui un’unica donna si sposa con un uomo e tutti i componenti maschili della famiglia di quest’ultimo (solitamente con i fratelli); e quella associata: a un matrimonio inizialmente monogamico si aggiunge un secondo marito, che viene incorporato nell’unione precedente. Tutto per ragioni demografiche e per preservare le proprietà.

Ci sono poi convinzioni religiose e morali per cui avere più relazioni è considerato peccato. La bigamia e l’adulterio in Italia erano illegali fino a qualche tempo fa mentre oggi, la fedeltà non è più obbligatoria nemmeno nel matrimonio. I rapporti di coppia sono cambiati con il tempo. Divorzi, infedeltà, relazioni “aperte” ci confermano che la monogamia è diventata temporanea. Ci sono siti per incontri extraconiugali dedicati alle persone sposate che garantiscono discrezione e che offrono “nuove avventure e incontri occasionali per riaccendere il desiderio”, con tanto di consigli utili per non farsi scoprire.

Psicologicamente, la monogamia e la fedeltà hanno l’elemento dell’esclusività: devi amare me e nessun altro, devi fare l’amore con me e con nessun altro. Questa esclusività dà l’illusione della sicurezza per la sopravvivenza, sicurezza esistenziale, allontana la paura della solitudine, la paura di non farcela da soli. Ma l’amore e il sesso sono due cose diverse. L’uomo riesce a distinguere; la donna meno anche se le giovani generazioni cominciano a farlo.

Ma allora, se è vero che siamo poligami “per natura”, significa che dobbiamo accettare l’infedeltà sempre e comunque?  Natura vs. cultura?

Forse possiamo risolvere il dilemma asserendo che:

LA SESSUALITA’ E’ POLIGAMA. LA MONOGAMIA IMPLICA UN IMPEGNO D’AMORE E DI RISPETTO.

L’appagamento temporaneo dei sensi è piacevole ma è un prezzo da pagare per chi desidera formare una famiglia, condividere un progetto di vita insieme alla persona che si ama. E se per alcuni, la fedeltà è normale, per altri è una scelta e un impegno.

Se in una coppia c’è aria di tradimento, inizia a mancare la fiducia e senza fiducia non si possono mantenere legami coniugali e molte unioni si spezzano  a causa di una notte di sesso  extraconiugale.

Può succedere un sesso occasionale, ma una recidiva rivela mancanza di rispetto e la fine o il declino di un amore.

Uomini e donne sono diversi e per potersi amare devono imparare a conoscere e rispettare le reciproche differenze a partire dalla consapevolezza della propria sessualità prima di sposarsi. Poi è necessario impegnarsi nel comunicare e condividere con il partner i propri bisogni e le proprie aspettative riguardo l’amore e il sesso, fissando di comune accordo regole di comportamento, accettate  e condivise da entrambe i partner o saranno inevitabili i tradimenti, le separazioni, i rancori e le vendette. Sarà forse poco romantico ma dà più garanzie di un rapporto maturo e duraturo.

Quindi, se sospetti di essere poligamo, pensaci prima di promettere un’esclusiva che sai di non poter mantenere.

Sei pronto a scoprire se sei monogamo o poligamo?

TEST.

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