La monogamia è solo temporanea. Siamo traditori per natura.

Se hai trovato il partner giusto e lo ami, non dovresti più provare attrazione verso qualcun altro. Convinzione comune di molti ma smentita dai fatti. Recenti statistiche hanno misurato il tasso di infedeltà nelle relazioni monogamiche:  il 60-70% delle persone, ha tradito il partner almeno una volta.

La monogamia (unione sessuale a carattere esclusivo, a prescindere dall’unione matrimoniale  in contrapposizione alla poligamia in cui un individuo ha più compagni contemporaneamente) non sarebbe una legge di natura ma una scelta culturale. E non ammettere che si possa provare attrazione per altri, anche se si ama, significa reprimere le proprie inclinazioni naturali.

Ad affermarlo è il biologo David Barash della Washington University a Seattle. La fedeltà e la monogamia dipenderebbero dalla presenza o meno dell’ossitocina – l’ “ormone della fedeltà e della felicità”- prodotto dall’ipotalamo, una zona del cervello. E’ l’ossitocina che cambia il comportamento della coppia: accresce il desiderio esclusivo nei confronti del proprio partner, aumenta il piacere del legame e la voglia di tenerezza reciproca. Più viene prodotto e più si diventa fedeli. Il testosterone però ne riduce gli effetti e quindi l’uomo è più incline al tradimento.  La donna invece produce più ossitocina, perché necessaria soprattutto durante il parto e l’allattamento, quindi è più incline alla fedeltà. Ma se si sente trascurata o non amata, ne riduce la produzione e va alla ricerca, anche lei, di un altro partner.

Il segreto della fedeltà è quindi nascosto nella nostra biologia? Fosse così semplice basterebbe fare un esame del sangue per scoprire se abbiamo di fronte un compagno potenzialmente “traditore”.

Però una cosa sembra certa: per essere fedeli bisogna essere felici e soddisfatti.

Anche il sociologo americano Eric Anderson nel suo libro“, Il gap della monogamia – Uomini, amore e la realtà del tradimento, asserisce che la monogamia non è un comportamento naturale. Avere una sola partner sarebbe decisamente contro natura per il maschio, una forzatura che lo porta necessariamente a mentire per preservare l’armonia di coppia. La bugia è detta quindi a fin di bene per preservare un valore più importante come quello della serenità del nucleo familiare. Quindi, gli uomini non mentono perché non amano la loro partner, lo fanno semplicemente perché vogliono fare sesso con altre donne

Il tradimento quindi non è sinonimo di scarso amore; gli uomini che non tradiscono lo fanno solo perché “ingabbiati dalle costrizioni sociali sulla sessualità”. E le donne? Stessa cosa, anche se più prigioniere dell’uomo di stereotipi millenari, paure, traumi, condizionamenti sul sesso e il significato della femminilità.

Ma se la poligamia è una condizione naturale perché ricerchiamo come ideale il rapporto monogamico basato sulla fedeltà e l’esclusività?

Per molti fattori tra cui quelli culturali, morali e psicologici.

La cultura occidentale ha scelto la monogamia tanti secoli fa, per tutelare la fertilità, evitare le malattie sessualmente trasmissibili, dare alla prole maggiori garanzie di sopravvivenza, assicurandole sostegno umano ed economico (e sappiamo che per rendere autonomo un figlio ci vogliono circa 30 anni). Ragioni che sono venute a mancare con il progresso della scienza e i cambiamenti sociali che hanno indebolito il ruolo fondamentale del maschio nella crescita dei figli e nella sopravvivenza della specie. La donna oggi può decidere di mettere al mondo un figlio anche senza un partner fisso e mantenerlo con dignità.

In altre culture ci sono morali e organizzazioni socio-politico-economiche diverse. In varie popolazioni dell’antichità – dalla Cina classica all’Indonesia era diffusa la poliginia, cioè il legame degli uomini con più donne, e in certe zone dell’Africa è ancora presente e tollerata.

Diffusa in Oriente, in particolare in India, nello Shri Lanka e nel Tibet, c’è la poliandria, il legame matrimoniale, che si instaura tra una donna e più uomini. C’è quella fraterna, in cui un’unica donna si sposa con un uomo e tutti i componenti maschili della famiglia di quest’ultimo (solitamente con i fratelli); e quella associata: a un matrimonio inizialmente monogamico si aggiunge un secondo marito, che viene incorporato nell’unione precedente. Tutto per ragioni demografiche e per preservare le proprietà.

Ci sono poi convinzioni religiose e morali per cui avere più relazioni è considerato peccato. La bigamia e l’adulterio in Italia erano illegali fino a qualche tempo fa mentre oggi, la fedeltà non è più obbligatoria nemmeno nel matrimonio. I rapporti di coppia sono cambiati con il tempo. Divorzi, infedeltà, relazioni “aperte” ci confermano che la monogamia è diventata temporanea. Ci sono siti per incontri extraconiugali dedicati alle persone sposate che garantiscono discrezione e che offrono “nuove avventure e incontri occasionali per riaccendere il desiderio”, con tanto di consigli utili per non farsi scoprire.

Psicologicamente, la monogamia e la fedeltà hanno l’elemento dell’esclusività: devi amare me e nessun altro, devi fare l’amore con me e con nessun altro. Questa esclusività dà l’illusione della sicurezza per la sopravvivenza, sicurezza esistenziale, allontana la paura della solitudine, la paura di non farcela da soli. Ma l’amore e il sesso sono due cose diverse. L’uomo riesce a distinguere; la donna meno anche se le giovani generazioni cominciano a farlo.

Ma allora, se è vero che siamo poligami “per natura”, significa che dobbiamo accettare l’infedeltà sempre e comunque?  Natura vs. cultura?

Forse possiamo risolvere il dilemma asserendo che:

LA SESSUALITA’ E’ POLIGAMA. LA MONOGAMIA IMPLICA UN IMPEGNO D’AMORE E DI RISPETTO.

L’appagamento temporaneo dei sensi è piacevole ma è un prezzo da pagare per chi desidera formare una famiglia, condividere un progetto di vita insieme alla persona che si ama. E se per alcuni, la fedeltà è normale, per altri è una scelta e un impegno.

Se in una coppia c’è aria di tradimento, inizia a mancare la fiducia e senza fiducia non si possono mantenere legami coniugali e molte unioni si spezzano  a causa di una notte di sesso  extraconiugale.

Può succedere un sesso occasionale, ma una recidiva rivela mancanza di rispetto e la fine o il declino di un amore.

Uomini e donne sono diversi e per potersi amare devono imparare a conoscere e rispettare le reciproche differenze a partire dalla consapevolezza della propria sessualità prima di sposarsi. Poi è necessario impegnarsi nel comunicare e condividere con il partner i propri bisogni e le proprie aspettative riguardo l’amore e il sesso, fissando di comune accordo regole di comportamento, accettate  e condivise da entrambe i partner o saranno inevitabili i tradimenti, le separazioni, i rancori e le vendette. Sarà forse poco romantico ma dà più garanzie di un rapporto maturo e duraturo.

Quindi, se sospetti di essere poligamo, pensaci prima di promettere un’esclusiva che sai di non poter mantenere.

Sei pronto a scoprire se sei monogamo o poligamo?

TEST.

http://www.qnm.it/amore/monogamia-o-poligamia-quale-stile-di-coppia-fa-per-te-test-post-198685.html

 

La scelta del partner. Perché proprio lui/lei?

Nel mio lavoro, mi occupo frequentemente dei problemi relazionali, di coppia, delle difficoltà nel trovare un partner o meglio “IL” partner, la cosiddetta “persona giusta”. Ma esiste l’uomo giusto/ la donna giusta? Quando ci si innamora, cosa ci guida in questa scelta?
Prima un breve premessa. Siamo ancora immersi in una cultura patriarcale che per millenni ha plasmato le menti di uomini e donne. E anche se moltissimo è cambiato dal punto di vista sociale, politico, economico, per quanto riguarda le relazioni sentimentali c’è ancora molto da fare perché agisce un aspetto nell’inconscio collettivo che condiziona scelte e decisioni. E una delle idee ancora operanti è la falsa credenza che SE NON HAI UN UOMO O UNA DONNA NON VALI NIENTE! Quindi nella vita, per sentirsi realizzati, bisogna avere un partner, possibilmente stabile.
Andiamo alla ricerca ossessiva della mezza mela che ci completa e che ci faccia sentire “a posto”, integrati, uguali agli altri per non sentire il disagio di essere diversi. Non ci rendiamo conto che spesso la scelta del partner non è libera e sfocia di solito, in una relazione in cui c’è un prezzo da pagare con la rinuncia alla libertà e alla realizzazione personale. Il rapporto amoroso inizia a languire nell’apatia, nell’indifferenza e si trasforma in fastidio, rancore, colpevolizzazione fino a diventare un conflitto destinato a sfociare nell’odio, nella vendetta e nella reciproca distruzione.
La scelta del partner non è casuale ma segue delle regole biologiche e psicologiche ben precise ma nascoste che giocano un ruolo determinante nel far sì che “dobbiamo” avere un partner ( e spesso ci accontentiamo del meno peggio) e “quella” persona piuttosto che un’altra. Vediamole in breve.
Motivazioni biologiche legate all’istinto di riproduzione della specie; su questo si incentra il maggior interesse durante la fase dell’adolescenza (anche se nascosto dietro la dinamica dell’innamoramento);
Soddisfazioni di bisogni (psicologici e affettivi). Secondo la scala di Maslow ci sono quelli primari di sicurezza, protezione, sopravvivenza fisica, e quelli secondari essere amato e amare, partecipare, essere rispettato, stimato, riconosciuto, essere competente e produttivo e di essere autorealizzato in base alla proprie aspettative e potenzialità. Se ci sono carenze in questo senso, la scelta del partner verrà fatta attraverso il meccanismo della compensazione e della proiezione per cui cerco nell’altro ciò che mi manca. Si è contenti quando i propri desideri sono soddisfatti da un altro e ci si lamenta quando ci si sente messi da parte, abbandonati, incompresi, non amati.
A causa di questa immaturità affettiva, si attuano inconsapevolmente, gli “incesti simbolici”. Poiché il prototipo delle relazioni affettive rimane quello vissuto con i propri genitori, se tale relazione non è stata soddisfacente o ha prodotto ferite e traumi, si cerca il partner che ripropone il ruolo o la relazione che bisogna risanare sia essa con il padre, con la madre, con un fratello o una sorella. E così si hanno mariti che fanno i padri o i figli, mogli che fanno le madri, le nonne o le figlie. Sembra una “nuova scelta” e invece, è l’attualità di un passato che non è stato ancora superato. Si cerca in un altro quello che manca in base a illusioni che puntualmente crollano. La mezza mela non era l’anima gemella che credevi perché eri una mezza mela anche tu. Bisogna diventare una mela intera, altrimenti l’altro sarà la stampella che prima o poi crollerà.
Poi esiste l’eredità familiare inconscia. Secondo la prospettiva della psicologia sistemica, nascere in una famiglia significa ricevere un’eredità fatta di codici, cultura, valori ma anche progetti, sogni, desideri, talenti; è un’eredità fatta di ordini invisibili che servono per compensare anche le ingiustizie subite dagli antenati, per guarire traumi o portare a termine le loro opere incompiute.
Il rapporto di coppia quindi non si limita alla relazione tra due persone ma entrano in gioco almeno sei persone: tu, lui/lei e i rispettivi genitori perché si incontrano due alberi genealogici: famiglie con usi e costumi diversi, classi sociali e aree geografiche differenti, per non parlare di persone che si uniscono con razze diverse, che parlano lingue diverse e seguono religioni diverse. E trovare un equilibrio in tutto questo, non è facile.

Per fare una scelta più consapevole e liberarsi dal meccanismo delle “ripetizioni infelici” occorre raggiungere la maturità affettiva che non significa solo essere in grado di procreare ma:

1. Amare e dare valore a se stessi. Se non lo hai imparato dai tuoi genitori, è necessario pensarci da soli riscoprendo la propria verità e dare valore alla propria diversità;
2. aver superato il ruolo di figlio/a;
3. “ri” conoscere” i propri genitori, e prendere coscienza degli schemi ripetitivi del proprio sistema familiare e i possibili “ordini invisibili”attraverso un lavoro di psicologia sistemica;
4. avere una buona educazione sentimentale, cioè conoscere e saper interpretare le proprie emozioni e quelle altrui;
5. aver imparato e sperimentato la propria sessualità e aver costruito la propria identità sessuale;
6. Rispettare gli spazi di autonomia all’interno della coppia;
7. Imparare dalle esperienze passate

Troppo impegnativo? Dipende da cosa si vuole nella vita.
Ma in questo modo ogni relazione, anche la più dolorosa, potrà insegnare e dare qualcosa di prezioso, perché diventa un modo per vedere e risolvere un problema personale che non si è voluto affrontare, uno strumento per conoscere se stessi e un mezzo di evoluzione e crescita spirituale.
Allora, la scelta del partner sarà fatta per vivere un amore che libera e non per soffrire dentro una prigione.

“Ti amo”. E’ amore o solo sesso?

Che differenza c’è tra amare e volere bene? L’amore implica necessariamente il desiderio sessuale? Nella nostra lingua, in modo particolare, ci sono termini come innamoramento, sesso e amore tradotti e utilizzati in modo ambiguo, provocano fraintendimenti, illusioni, aspettative esagerate e conseguenti delusioni.
Anche se non ne siamo consapevoli, la parola ha un grande potere e il significato che le si attribuisce può cambiare il modo di vedere il mondo, se stessi, la vita, può rivoluzionare il nostro pensiero, il comportamento e il nostro modo di reagire agli avvenimenti . Allora, facciamo un po’ di chiarezza.
L’innamoramento è una pulsione, una spinta emotiva di grande portata in cui smarriamo noi stessi, “perdiamo la testa” e ci interessiamo “follemente” ad un altro. In questa fase, che dura dai 18 ai 36 mesi, il cervello produce alcune sostanze come la serotonina, la dopamina e l’ ossitocina, una sorta di cocktail chimico capace di indurre uno stato di eccitazione, ebrezza, piacere, simile a quello causato dall’uso di sostanze allucinogene. Per questo l’innamoramento è stato paragonato ad una sorta di “malattia mentale” (disturbo ossessivo con alterazioni dell’umore) perché i suoi sintomi sono simili a quelli della tossicodipendenza: insonnia, perdita di sonno, perdita del senso del tempo, concentrazione su un “oggetto” o pensiero fisso sulla persona amata, disponibilità ai rischi e ai pericoli, bisogno di consumo, crisi di astinenza, malinconia, estasi, oscillazioni dell’umore.
Dal punto di vista psicologico, si innesca il meccanismo della proiezione: aspetti di noi vengono attribuiti inconsapevolmente sull’altro (talenti, virtù, bisogni, difetti), per cui in realtà non ci innamoriamo dell’altro ma di aspetti di noi o di un’immagine ideale, di un’illusione (nell’altro vediamo la soluzione di antichi e profondi bisogni insoddisfatti).
L’innamoramento riguarda soprattutto noi stessi. E’ un’esperienza importantissima perché racchiude un potenziale creativo il cui scopo è quello di farci comprendere chi siamo veramente, quanto siamo grandi, illimitati, coraggiosi, serve a lasciar andare le nostre difese, a superare i nostri limiti. E’ come uno stato di grazia dove tutto è possibile ma va compreso e investito in più settori della vita; il più delle volte non si riconosce e si usa male. Il potenziale creativo viene investito nella sola dimensione biologica (fare un figlio) e viene bloccato frettolosamente con il matrimonio. Ma l’innamoramento non è ancora l’amore.
Per gli antichi Greci c’erano tre tipi di amore:
FILIA, l’amore filiale tra consanguinei e amici;
EROS, l’amore tra sessi diversi basato sul desiderio sessuale;
AGAPE, l’amore universale di cui parla la Bibbia, amore senza condizioni.
La parola amore, deriva dalla parola sanscrita “KAMA” che significa desiderio, passione, attrazione ( Es. KAMASUTRA = riflessioni, discorsi sulla passione fisica). E’ un desiderio intenso ed esclusivo, molto simile al nostro concetto di EROS (dio dell’amore fisico e del desiderio).
Se invece prendiamo l’etimologia dal latino, AMOR, significa “slancio istintivo e passionale”. Il suono “ AM”, richiama il cibo ( vi ricordate quando si imboccano i bambini cosa si dice?). Oppure ”Ti voglio così’ bene che ti mangerei”. “Ti amo”perciò significa: ho desiderio fisico di te. Ve l’aspettavate?
In inglese si dice LOVE, radice di liber (dal lat.= lasciare libera una persona. In tedesco, LIEBEN. In russo, LJUBIT che hanno la stessa radice della parola libertà. Quindi AMORE = LIBERTA’. Ma noi italiani lo intendiamo in un altro modo: esclusività, possesso assoluto della persona amata, l’ uso a proprio piacere del suo corpo, attenzioni, coccole e lo confondiamo con l’Eros, con il sesso.
Quindi l’amore può essere inteso e vissuto in due modi: l’amore che lega (come bisogno, possesso, esclusività) e l’amore che libera ( come pienezza del cuore, generosità, libertà, condivisione).
Il sesso invece è un istinto e per gli antichi era sacro. Era l’occasione di unirsi con il divino, imitando gli dei che avevano popolato la Terra. Nelle religioni pagane c’erano riti iniziatici a sfondo erotico e orge sacre che propiziavano la fertilità dei campi. Oggi questo istinto è regolato dalla Legge, ed è soggetto al relativismo culturale e morale: ciò che è bene in un’epoca o in una società è male per un’altra. La parola Sesso, nella radice indoeuropea “Sak”, significa: scisso, separato, frattura. Quindi il sesso è la conseguenza di una frattura che scinde e che richiama ad una ferita.
Cosa si è spezzato? Il principio maschile e femminile della psiche in un’unica persona. Yung parlava di Animus nella psiche femminile (il pensiero logico, deduttivo, la precisione, l’analisi, la concentrazione su un obiettivo, l’organizzazione dell’intuizione) e Anima nella psiche maschile (la ricettività, il pensiero induttivo, analogico, l’immaginazione, la fantasia). Sono due modi diversi di conoscere il mondo, già presenti in ognuno di noi ma che vanno riscoperti e integrati. Altrimenti continuiamo a parlare della mela intera, come diceva Platone, che è stata divisa e tutti andiamo alla ricerca dell’altra metà che ci completa, l’anima gemella di cui tanto si parla.
Se il sesso indica una scissione, è vero anche che è la via attraverso la quale ritrovare l’unità di se stessi con l’occasione dell’altro. Ma per fare questo è necessario liberarsi da tanti blocchi, tabù e traumi che condizionano la vita sessuale. Oppressione e violenze sessuali nel corso dei secoli, stupri, umiliazioni su vasta scala, false credenze e condizionamenti familiari hanno confuso le idee per cui soprattutto la donna, se vuole fare semplicemente sesso deve illudersi di essere innamorata, andando incontro a delusioni e sofferenze, mentre l’uomo è più libero di vivere il sesso senza amore.
E’ bene riflettere sul significato di queste parole e cambiare il nostro modo di pensare. Con la conoscenza personale e il rinnovamento continuo possiamo assicurarci il benessere personale e vivere di conseguenza, una storia d’amore e/o di sesso senza farci più del male.