Un Natale diverso

Un Natale diverso dagli altri per chi ha recentemente perso una persona cara. Un papà, una mamma, un figlio, un marito, una moglie, un fidanzato, un amico, un fratello, una sorella. Con il recente terremoto poi, intere famiglie non ci sono più. Bambini rimasti soli che continuano a domandare: “Dov’è mamma? Dov’è papà?”. Milioni di persone nel mondo, vivono il Natale con un buco nel cuore.
Sarà un Natale diverso e bisogna accettarlo. E’ inutile trasformarlo in ciò che non è. Nel solito evento consumistico fatto di cibo, di regali, di brindisi e di sorrisi che non si hanno da offrire.
Bisogna andare avanti, dicono in molti. E allora ci si sforziamo di reprimere il dolore per sembrare forti, per non pesare sugli altri, per non mostrarsi afflitti in presenza dei bambini in casa che hanno il diritto comunque di essere felici.
Ma tutto questo parlare di progetti per i giorni di Natale dà comunque fastidio, non riusciamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, tutto ci sembra diverso, non c’è la voglia di festeggiare e di pensare ai regali, di addobbare l’albero di Natale, di fare il presepe. Ci sembra che il mondo ci crolli addosso e perfino ci infastidisce vedere gli altri fare tutte queste cose con gioia e allegria. E allora perchè pretendiamo da noi stessi o dagli altri comportamenti e sentimenti che sono forzati? Perchè dobbiamo vivere questo periodo come tutti? Perché invece non darsi il tempo e il modo per elaborare la perdita, per vivere appieno il dolore? Per piangere? Perché fare finta di niente?
Possiamo invece concederci il diritto e il permesso di fare quello che pensiamo sia più adatto o piu` facile per noi, senza fare scelte solo per accondiscendere i desideri e le aspettative altrui.
Forse ci sarà utile pensare con chi, dove e come abbiamo più voglia di trascorrere le Feste di Natale preparandoci fin d’ora a dire di no a certi inviti anche se fatti in buona fede.
Oppure, permettere agli altri di aiutarci, lasciando quella preoccupazione di essere di peso.

Sarebbe importante soprattutto trovare il nostro modo di ricordare e onorare la persona che è mancata. Come accendere una candela, invitare amici e parenti a condividere ricordi, a creare un momento di raccoglimento prima dei pasti, scrivere un biglietto alla persona che non c’è più, acquistare comunque un regalo che si sarebbe voluto fare e regalarlo ad una persona bisognosa.

Ricordiamoci di dedicare del tempo a noi stessi, e se ci si sente sopraffatti dalla tristezza e non ci sentiamo in grado di far fronte ai comportamenti che questo periodo impone, non sentiamoci falliti e deboli. Accogliamo tutto il dolore, tutta la tristezza del cuore. Perché il dolore e la morte fanno parte della vita e accettandoli, riusciremo a trovare pace nel cuore e pian piano ricominciare ad andare incontro al futuro, un futuro diverso senza l’altro ma che siamo chiamati a vivere.

La sindrome del Natale. Tra stress, ansia e depressione

Ricordate il film “Fuga dal Natale” ? Una coppia, dopo tanti anni, decide di trascorrere le Festività senza rispettare la tradizione: niente addobbi natalizi, niente regali, niente pranzi ma finalmente una vacanza da sogno! In attesa della partenza, si nasconde in casa per difendersi dalle critiche e dalle pressioni giornaliere dei vicini di casa, indignati da questo comportamento. La coppia resiste eroicamente, finché il ritorno inaspettato dell’amata figlia la costringerà ad organizzare frettolosamente il classico pranzo, con i regali sotto l’albero e gli inviti a tutto il vicinato. Morale: il vero Natale si trascorre in famiglia con i propri cari.
Ma questa Festa non piace a tutti. Molte persone confessano che il 25 dicembre lo cancellerebbe dal calendario insieme al capodanno perché si sentono immerse in un clima di falsità e ipocrisia, aspettative di felicità e di buoni sentimenti che non corrispondono alla realtà. Sensazioni interiori di malinconia, solitudine e inadeguatezza fanno desiderare che torni la normalità il prima possibile ma non osano dirlo per non sentirsi giudicate cattive, ciniche, asociali e guastafeste.
Viene definita “sindrome del Natale” e ne soffrono giovani e adulti, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Sapere che esiste e riconoscerla è il primo passo per non sentirsi anormali e vivere il periodo natalizio con maggior serenità. Per questo, è utile fare alcune precisazioni.
Prima di tutto, il Natale, almeno in occidente, è una festa essenzialmente familiare e la famiglia, si sa, non è sempre quel luogo ideale e magico in cui regna affetto e comprensione. La tradizione vuole che ci si riunisca insieme ai propri parenti per ritrovare e fortificare un senso di unione, di appartenenza, di affetto e di sostegno reciproco; l’esperienza di molti parla invece di incontri obbligati e spesso spiacevoli, durante i quali riaffiorano gelosie, conflitti, malesseri e vecchi rancori.
E’ una festa imposta, (le cosiddette feste comandate) che “impone” anche sentimenti di bontà, di gioia, di generosità non corrispondenti al reale stato d’animo. Qualcuno soffre, ha subìto un lutto, un licenziamento, una separazione, un divorzio, oppure si trova per la prima volta in una famiglia allargata in cui manca il senso di intimità. Se c’è di base una tristezza, si acutizza proprio in questi giorni.
Non dimentichiamo poi lo stress dei regali obbligati, degli auguri da fare, delle cene aziendali con i colleghi (spesso insopportabili). Come non avere il desiderio di fuggire lontano?
Ma non siamo malati. Forse avvertiamo in modo più consapevole la pressione dei condizionamenti sociali e culturali, l’azione subliminale dei messaggi pubblicitari e dei film natalizi mentre si fa più forte la strana nostalgia di “un’atmosfera natalizia” che non si trova nelle cene in famiglia o guardando gli alberi illuminati.
E’ un momento di Risveglio interiore e di riscoperta del significato spirituale del Natale.
Il Natale è la Festa di una Nascita; non solo dell’Uomo-Cristo ma di quella divinità che è in ognuno di noi e che può ridestarsi alla Luce di una nuova consapevolezza. Il Natale rappresenta l’inizio di un tempo nuovo, di una rinascita psicologica che ogni anno si rinnova e che ci offre l’occasione di un cambiamento profondo per vivere in maniera più autentica, per avere contatti umani più veri, rapporti di amicizia e di coppia più sinceri, per liberarci dalle convenzioni soffocanti, dai riti ormai privi di significato e dalle maschere che abbiamo indossato per difenderci dal dolore.
La solitudine e la tristezza che avvertiamo sono le voci dell’anima che ci chiama ad una riflessione più profonda su ciò che siamo e che vogliamo diventare, sui nostri veri bisogni, sui desideri inespressi, sui sogni dimenticati o abbandonati. Nel silenzio interiore, occasionato da una tristezza, possiamo percepire una connessione con qualcosa di più grande che ci avvolge e che ci ama.
Si può vivere il Natale anche così, un momento di raccoglimento interiore per rifiorire a nuova Vita.