Vivere separati in casa. Perchè non funziona

Separarsi. Oltre al dolore e al senso di fallimento per la fine di un matrimonio o di una relazione d’amore, bisogna affrontare difficoltà economiche, e tra i costi insostenibili per un’altra casa e quelli del mantenimento, molti trovano la soluzione obbligata di rimanere a convivere sotto lo stesso tetto: i separati in casa. C’è poi la convinzione che i figli – continuando a vivere con tutti e due i genitori – non soffrano e vivano più sereni, in attesa che abbiamo l’età giusta per parlarne.
Progetto che immancabilmente fallisce o che viene portato avanti con testardaggine mettendo a dura prova l’equilibrio dei coniugi e la salute dei figli.
Le ragioni sono molteplici.

1. La storia di coppia era caratterizzata da un’intensa conflittualità e la separazione, che a volte viene subita da uno dei due, non è stata sufficientemente elaborata e accettata; è possibile quindi che i litigi continuino a manifestarsi quotidianamente, avvelenando il clima familiare.
2. La donna viene spesso penalizzata ed è quella che subisce di più perché al di fuori del dormire in letti separati, per tutto ciò che concerne l’organizzazione della vita, continua a svolgere le sue funzioni di moglie esattamente come prima ( fare la spesa, stirare, pulire, accompagnare i figli, conciliare la vita lavorativa e quella domestica) anche per non far pesare sui figli un cambiamento che spesso ha deciso lei.
3. I figli percepiscono comunque la distanza relazionale, affettiva e psicologica tra i genitori e ne assorbono la conflittualità anche se non esternata a parole. Possono manifestare disagi come ansia e stress o decidere inconsapevolmente di ammalarsi come strategia per ripristinare l’unità familiare incrinata. I bambini più piccoli, infatti, intuiscono e subiscono comunque le problematiche genitoriali e spesso si fanno carico di pesi emotivi che non appartengono loro. Trovandosi poi tra due genitori che amano comunque, si sentono a volte obbligati a prendere posizione, a farsi alleato dell’uno o dell’altro, vivendo inconsapevolmente un senso di tradimento e di abbandono nei confronti dell’altro genitore. Da qui ansia, disagi, nervosismi, problemi scolastici e somatizzazioni più o meno gravi come strategia per ripristinare l’unità familiare incrinata. figli osservano un modello di coppia e un esempio d’amore malato, ambiguo che potrà incidere sulla loro storia sentimentale futura.
4. Inoltre, vedono genitori che non dormono insieme, che non si parlano se non per questioni pratiche, che frequentano altre persone, che litigano anche per loro e si fa strada nella loro mente che forse è tutta colpa loro se i genitori non si amano più.
5. Se poi, sopraggiunge un nuovo amore e la possibilità di una nuova relazione, la situazione si complica ulteriormente. L’altro coniuge è capace di vivere con distacco questa nuova situazione? E’ più facile che scattino gelosie, invidie, meccanismi di controllo, vecchi risentimenti che prima o poi costringono alla separazione vera e propria con l’abbandono del tetto coniugale.
Tutto molto difficile non c’è dubbio.
Se invece non ci sono figli ci può essere il tempo per organizzarsi, impegnandosi comunque a mantenere il rispetto e la collaborazione reciproca.
E’ meglio allora non separarsi? Tentare di salvare il matrimonio?
Direi, che è meglio prevenire tutto questo piuttosto che trovarsi a gestire una situazione tanto complicata. Come?
Con il dialogo, mettendosi in discussione, valutando onestamente le responsabilità reciproche e facendosi aiutare per comprendere cosa è meglio.
La separazione seppur dolorosa potrà essere affrontata e gestita in modo più maturo, senza provocare inutili traumi ma soprattutto, conservando il rispetto reciproco e riconoscendo l’amore che c’è stato. E che oggi è solo cambiato.